• default style
  • blue style
  • green style
  • red style
  • orange style
Sabato 22 Lug 2017
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Parole chiave
Benvenuto, Ospite
Nome utente: Password: Ricordami

ARGOMENTO: Albiero-Dolcetta o via del Colatoio

Albiero-Dolcetta o via del Colatoio 29/10/2013 09:26 #21722

  • bonatti
  • Avatar di bonatti
  • Offline
  • Alpinista estremo
  • Messaggi: 3549
  • Ringraziamenti ricevuti 50
  • Karma: 28
La Cima dei Lastei è una montagna imponente, il cuore delle Pale di San Martino. Non ho mai scalato su questa bellissima e affascinante cima e dopo averla osservata diverse volte dalle cime circostanti e dal Rif. Treviso, cercando di carpirne i segreti che nasconde tra le pieghe dei suoi pilastri, diedri e camini, credo proprio che sia giunto il momento di farlo.
Visto che quest'anno ci siamo un po' imposti di andare alla ricerca di itinerari poco ripetuti quale migliore idea è quella di salire su questa montagna per una via un po' dimenticata anche se in bella vista dal Rif. Treviso. Una via che a leggere il commento il Samuele Scalet, promette una bella esperienza alpinistica:
"bella via dal carattere alpinistico, per l'accesso, la complessità dell'ambiente e la lunga discesa. L'ambiente è isolato e maestoso e va affrontato con tempo stabile perché si devono percorrere sia in salita che in discesa lunghi canaloni"
Ecco già a leggere queste parole viene la voglia di andarci a mettere il naso.
Tullio il gestore del rifugio Treviso ci conferma che sono un po' di anni che nessuno più la ripete.
La via sale l'evidente "linea nera" che scende verticale sulla parete a destra dei gialli strapiombi del possente Pilastro dei Finanzieri.
E' interessante conoscere come la via è nata.
Nota. "Giacomo Albiero (più volte compagno di Renato Casarotto), nell'estate del 1980, si trovava al rif. Treviso ed era smanioso di fare qualcosa di nuovo. Chiese, un giorno al "Ghigno" al secolo Renzo Timillero, allora gestore del rifugio: "Ciò, senti qua, ma ghe mia calcossa da fare di nuovo?". Il Ghigno con il suo caratteristico modo calmo e sicuro del fatto suo , stando sulla porta del rifugio , alzò la mano verso la Cima dei Lastei ed indicò la RIGA NERA"
Tullio ci da colazione alle 5 e quindi si parte per l'avventura. Dal Rif. Treviso si sale lungo il sentiro della Val Canali. Superata la piazzola dell'elicottero e giunti in vista dello spigolo Castiglioni-Detassis alla Pala del Rifugio, si lascia il sentiero principale seguendo a sinistra una traccia con ometti, che attraversa la vallata in direzione di un grosso canalone, da prima nascosto che solca la base della Cima dei Lastei e forma un avancorpo che fa da zoccolo. Si risale il canalone ripieno di blocchi e detriti, superando alcuni salti con facili tratti di arrampicata II /III° . Un salto più impegnativo è attrezzato con corda fissa. Si superano due forcelle. Discesa la seconda, per ripido tratto franoso si risale il canalone fin sotto la verticale del Pilastro dei Finanzieri. Un centinaio di metri prima di una terza forcella sotto un evidente camino si individua l'attacco (1 ch) in comune alla via del "Meto" . Ambiente suggestivo da camosci. (un po' più a sinistra attacca la Massarotto). 1 ora e 30. la giornata è stupenda, le famigerate nebbie delle Pale che rendono complicati i ritorni oggi non si vedono.
Siamo in tre : Il Commissario farà la prima parte fino alla base della colata.
Io farò la parte centrale lungo la "riga nera". Il Mangiatore di bambini la parte finale fino in cima al pilastro.
Da li poi decideremo se proseguire per la vetta e scendere lungo la via normale oppure attraversare a destra per scendere, in disarrampicata e con alcune doppie, lungo il canalone est per ritornare direttamente in Val Canali.
Il primo terzo della via, con tratti in comune alla via del "Meto" è il più facile della via,IV e
alcuni tratti di V . La roccia è buona ma con un po' di detrito perché non ripulita visto le scarse ripetizioni. Chiodi non ce ne sono ma la roccia è articolata e ci si protegge bene con fr. e spuntoni. Sopra di noi i gialli strapiombi della diretta dei Finanzieri, classica via in artif. degli anni 70 che prosegue dritta. Invece noi obliquiamo a destra per raggiungere un evidente grosso spuntone alla base della "riga nera" obbiettivo della via.
Risalito un ultimo canalino siamo allo spuntone. Tempo splendido ambiente magnifico come solo le Pale sanno regalare. Si cambia l'ordine della cordata e vado in testa io. La via sale lungo la colata nera, ben visibile anche da lontano, che colora le placche verticali e compatte del versante est del pilastro. La roccia sembra bella e compatta senza una evidente linea di salita. Ci sarà da girare in qua ed in là alla ricerca del passaggio più facile. La relazione indica pochi chiodi. Mi sento bene, sono entusiasta dell'ambiente e parto deciso per il primo tiro della "riga nera" che inizia subito bello verticale ma bello appigliato. Trovo un paio di chiodi e aggiungo fr. e nut. Roccia buona ma anche qui un po' da ripulire. Un minimo di attenzione è d'obbligo. Lungo una cornice obliquo a destra a sosta che rinforzo. Mentre recupero gli amici osservo il tratto successivo che sembra promettere un bell'impegno. La parete è bella verticale e la roccia bella compatta. Mi alzo obliquando a sinistra fin sotto una nicchia appena accennata dove trovo una micro clessidra. A sinistra strapiomba, dritto anche . L' unica possibilità mi sembra a destra (il mangiatore di bambini non sarà contento... :lol: ) dove la roccia è più articolata ma c'è da superare una placca compatta e un po' strapiombante. Il passo sembra tosto e la piccola clessidra non offre certo una gran sicurezza. Guardando bene riesco a doppiarla con un nut. Uno sguardo alla clessidra e uno al nut e vado deciso. Mi allungo a destra e trovo un buco . Di nuovo un allungo e trovo un'ottima maniglia. Sembra non ci sia nulla ed invece!! Il passaggio è atletico e da fare con decisione , indietro non si torna. Esco su un terrazzino, metto un fr. salvo!!
Penso ad Albiero su di li con gli scarponi...? Cazzo eri forte, avevi muso da vendere!!!
Solo VI mmh...?
Una fessura ben appigliata mi porta verso sinistra. Chiodi non ce ne sono ma ci si protregge discretamente con fr. e clessidre. Poi ancora una pancia verticale ma ben appigliata e traversando a destra arrivo alla sosta con 2 ch.
Gran tiro arrampicata entusiasmante, percorso da interpretare, passaggi da capire e non molto proteggibili. Dove sarà passato Albiero?
Arrampicata libera non scontata da una fila di chiodi da seguire, dove bisogna leggere e capire la roccia. Ancora un bel tiro su placche di ottima roccia, chiodatura manco a parlarne e si arriva in vista del diedro-colatoio terminale che da origine alla "riga nera". Adesso tocca al "mangiatore di bambini" condurci in vetta al pilastro. Placca compatta , obliquo a destra e dritto per diedrino appena accennato non banale. Ma guarda un po' ?? un paio di chiodi sul tiro e addirittura due di sosta!! Su un tiro per il diedro-colatoio. Ancora per il colatoio che si trasforma in largo camino e siamo fuori sul pilastro.
Ora ci sono due possibilità. Si continua per la vetta risalendo il lungo canale detritico oppure si scende per lo stesso canale . Decidiamo per la seconda. Dall'uscita della via si attraversa orizzontalmente il largo e detritico imbuto di un primo canale raggiungendo un ometto sull'opposta spalla che delimita il lungo canale est da scendere. Dall'ometto si scende prima sul fianco destro poi nel canale con delicati passi di disarrampicata su roccia a volte detritica a volte slavata superando con alcune doppie i tratti più ripidi. Ad una diramazione si tiene la sinistra. Dopo alcuni passaggi tra blocchi di neve residua e con un ultima doppia siamo sui prati mugosi dell'alta Val Canali con bella vista alla Cima del Coro.
Seguendo gli ometti si guadagna la parte iniziale del canale nascosto che avevamo salito al mattino. Giù per questo disarrampicando alcuni salti poi per traccia tra i mughi al sentiero per il rifugio a festeggiare con tre belle birre.
L\'Amministratore ha disattivato l\'accesso in scrittura al pubblico.

Albiero-Dolcetta o via del Colatoio 30/10/2013 19:03 #21743

  • fabrizio
  • Avatar di fabrizio
  • Offline
  • Moderator
  • Messaggi: 1131
  • Ringraziamenti ricevuti 16
  • Karma: 21
Niente...un ce la fà...ma nemmeno a mettergli il forumme ultimo modello :(
Faccio io vai :laugh:
Un pò di foto della compagnia impegnata nella salita! ;)

Cmq complimenti, mi sono documentato un pò sulla via ...decisamente alpinistica! :woohoo:
L\'Amministratore ha disattivato l\'accesso in scrittura al pubblico.

Albiero-Dolcetta o via del Colatoio 05/11/2013 10:58 #21770

  • fabrizio
  • Avatar di fabrizio
  • Offline
  • Moderator
  • Messaggi: 1131
  • Ringraziamenti ricevuti 16
  • Karma: 21
Un pò di storia ;) sù G. Albiero

Partigiano e alpinista: la vita dell'arrabbiato della montagna Giacomo Albiero


Sulla pelle e sul fisico Giacomo Albiero non porta i segni del tempo, ma i segni della montagna, che sono un'altra cosa. Più che le tracce di 87 anni di fatiche, corde e qualche ferita, Giacomo mostra i segni della passione per la montagna e dell'infinita ricerca di quello splendore che solo una vetta può dare. E Giacomo Albiero, montecchiano classe 1925, Accademico del Cai e iscritto alla sezione cittadina a partire dall'anno della sua fondazione, il 1947, di vette ne ha viste tante. Le scalate che ha fatto, ha smesso di contarle presto. Quel che conta è arrivare.
Anche nel 2012, ultraottuagenario, non si è fatto mancare un'escursione al rifugio Tissi, a oltre 2.000 metri. Ma l'amore per la montagna è nato più giù, guardando, da Montecchio, le Piccole Dolomiti. Queste vette magnifiche e colorate che sembravano così diverse dalle rocce scure del Monte Nero vicino casa.
Poi fu il caso: il fratello di un amico, partito per l'Abissinia, lasciò a casa l'attrezzatura da montagna e Gioacomo, a 13 anni, cominciò le prime passeggiate escursionistiche, a partire dal Vaio Scuro, sopra Recoaro. Da lì non si è più fermato.
Se non per l'8 settembre e l'avvento tragico della Repubblica di Salò: «La classe del '25 è stata la più bersagliata. Io avevo 18 anno ed ero a casa. I fascisti dissero che se mi fossi nascosto, avrebbero portato i miei genitori in Germania. Dopo tre chiamate mi presentai al distretto di Vicenza per liberare i genitori. Fui mandato a Bassano dagli alpini e dopo qualche giorno scappai». E allora fu di nuovo montagna, ma questa volta tra i partigiani della Valle dell'Agno. Ed è lì che Giacomo miracolosamente scampò all'eccidio della Piana di Valdagno quando truppe occupanti e truppe fasciste operarono un rastrellamento lungo la dorsale Agno-Chiampo facendo oltre 60 vittime tra partigiani e civili. «Mentre camminavo - racconta Albiero - alle spalle mi intimarono di alzare le mani. Cominciai a scappare, non so ancora come sia stato possibile non essere raggiunto da tutti quei proiettili che mi spararono dietro. Appena vidi un piccolo bosco mi nascosi coprendomi con le foglie. La pattuglie fasciste mi sono passate vicinissimo tre volte, una volta contai 24 soldati. Alla fine mi sono salvato, ma non posso dimenticare il fascismo, la più grande piaga d'Italia. Dopo l'8 settembre è stata una cosa ancora più schifosa perché ci siamo combattuti tra fratelli, nel vero senso della parola».
Dopo la guerra e 13 mesi in una miniera di carbone in Belgio, Giacomo torna a casa e ricomincia ad andare sulle Piccole Dolomiti. Ad ogni costo: «Da Montecchio a Recoaro con i mezzi pubblici ci volevano 2 lire. Quando mancavano andavo su in bicicletta». Finché nel 1947 venne l'ora del primo campeggio del Cai montecchiano in quel di Misurina: «Non avevo soldi e ad ogni partecipante era stato chiesto di portare qualcosa. Così presi di nascosto il frumento da casa di mio papà, lo portai e lo nascosi dal mugnaio e quando partimmo per Misurina lo lasciai ad un fornaio di Auronzo che poi ci mandava su il pane fatto». Quindi iniziarono le scalate vere, quelle sulle Dolomiti: «Tutti i giorni andavo sulle Tre Cime. In quattro facemmo la Cima Piccola di Lavaredo. Però non sapevamo come legarsi e con una corda di 40 metri ci legammo in 4. Quando passò una guida ci disse: siete uno per tutti e tutti per uno».
Tra l'aspirazione della scalata e l'incoscienza della gioventù, quelli del Cai cominciarono a domare le prime pareti, ma Giacomo era il più indemoniato di tutti. Tanta era la sua fame di vette che lo soprannominarono "l'arrabbiato della montagna". E lo testimonia un aneddoto ormai diventato leggenda. Il giovanissimo Giacomo, con tre compagni, stava affrontando, per la via normale, la Cima Grande di Lavaredo. Il gruppo incrociò Mazzorana, esperta guida locale. Giacomo si sganciò dagli amici e seguì, in solitaria e senza corda, il grande Mazzorana arrivando in cima tra gli improperi dell'esperta guida che rimproverava quel giovane scapestrato (ma con un talento innato).
Dopo le prime esperienze, Giacomo iniziò a crescere e ad affrontare le cime più impervie delle Alpi. «La montagna bisogna sentirla. Cosa ti porta a fare sesto grado? Inizi ad arrampicare e senti il gusto, non ci sono parole». E quindi sù sulla Busazza, un settimo grado, con Gnoato e Casarotto (con cui fece anche una via nuova); sù sulla Marmolada per la Soldà e sù per una via nuova sulla parete nord sul Gruppo Pale di San Martino con Perlotto di Recoaro. E poi il Monte Bianco sulla parete sud con Piero Radin, lo spigolo del Peuterey con Radin, Giovanni Dolcetta e compagni oltre che il Grand Capucin con il compianto Walter Bonati e Toni Ceccato. E ancora le Tre Cime di Lavaredo sulla Grande (via Comici) e sulla Cima Ovest (via Cassin) con Brunello oltre alla Cassin sulla Piccolissima con Guido Casarotto e Radin.
Ma la montagna non è solo gioia: «Nel 1977 eravamo sull'Annapurna III e vidi "volar giù" Luigino Henry, straordinaria guida di Courmayeur, che mentre cadeva venne sbalzato da un corno di roccia. Quando sulle pareti pensavo agli alpinisti che ho conosciuto e che sono morti in montagna, mi sembrava mi dicessero di continuare anche per loro». Infatti Giacomo ha scalato fin oltre i 70 anni: «Nel 1996 ho fatto la parete Solleder-Lettembauer del Civetta (già fatta in solitaria all'età di 50 anni), e con Franco Brunello abbiamo fatto la Carlesso sulle Dolomiti».
Tra le tante montagne, nel cuore di Giacomo Albiero è il Civetta ad occupare il primo posto. Lì ha fatto, tra le altre, la Solleder-Lettembauer con Brunello, la via Philip-Flamm con Radin, la Valgrande e la Carlesso con Todero e tracciato una via nuova con Renato Casarotto a destra della Solleder. Sempre con Casarotto («Secondo me uno degli alpinisti che in tutto il mondo non avrà uguali»), è riuscito a compiere un'impresa unica: la traversata dalla Torre Venezia via Tissi fino alla Grande Civetta con 22 cime. E ancora lo spigolo ovest e della Busazza con Radin, la Torre Venezia e la Torre Trieste via spigolo e via Tissi con Brunello e la Cima Su Alto ancora con Casarotto. E tante, tante altre, tutte di sesto grado.
Nel 2000, però, Giacomo si taglia i tendini di un polso, da allora non ha più potuto arrampicare. Ha continuato però con lo sci di fondo arrivando a 36 Marcialonga consecutive, fino al 2010, quando fu fermato da un problema al ginocchio. Ora non molla, si gode i ricordi, ricerca minerali e costruisce lance primitive seguendo scheggiando pietre. Insomma, anche a 87 anni Giacomo Albiero mantiene lo stesso spirito indomabile che lo fece soprannominare "l'arrabbiato della montagna".
L\'Amministratore ha disattivato l\'accesso in scrittura al pubblico.
Tempo creazione pagina: 0.060 secondi

Sostieni AlpiApuane.com

AlpiApuane.com è un portale che si avvale della collaborazione di volontari ed appassionati; non beneficia di contributi pubblici di nessun genere e viene gestito ed aggiornato esclusivamente con risorse private.

Mailing list

Iscriviti per conoscere subito tutte le novità di questo portale

REGISTRAZIONE