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Martedì 17 Ott 2017
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Garfagnana Trekking 1^ tappa

Castelnuovo Garfagnana - Rifugio Rossi
Tempo di percorrenza 7 ore

Adagiato nella vasta piana del Serchio, alla confluenza della Turrite Secca, Castelnuovo (m. 270) (foto 1) può considerarsi il vero capoluogo della Garfagnana. L’abitato, le cui prime origini risalgono all’epoca longobarda (carta dell’Archivio Arcivescovile di Lucca del 740), si sviluppò nel XIII secolo presso un ponte sul fiume fatto erigere da Castruccio Castracani. Successivamente appartenne ai vescovi di Luni, quindi, a quelli di Lucca ed infine agli Estensi. Proprio agli inizi della dominazione estense corrisponde la costruzione di alcuni monumenti della città, tra i quali, un ospedale in cui venivano curati gratuitamente i poveri della Garfagnana modenese;


Foto 2

un ponte sulla Turrite intitolato alla Madonna, voluto da Bordo d’Este per rendere più agevoli i contatti con i paesi vicini, e purtroppo distrutto durante la seconda guerra mondiale;il bellissimo Duomo di San Pietro realizzato in forme rinascimentali a tre navate su una preesistente chiesa romanica; Palazzo Bertoldi; infine, sulla Piazza Umberto I, il monumento più caratteristico di Castelnuovo, la Rocca con annessa Torre quadrata (X-XI secolo circa), nel tempo più volte abbattuta e riedificata. (foto 2) Essa conserva ancora intatte le prigioni, le sale delle adunanze e soprattutto l’ufficio che fu del commissario Ludovico Ariosto.


Foto 3

Sempre d’importanza storica si trovano inoltre nel capoluogo il Convento di San Giuseppe ed il Teatro Alfieri. Di particolare interesse, infine, anche il Museo Archeologico che raccoglie diversi reperti di ogni epoca storica risalenti in prevalenza agli insediamenti che i liguri ebbero numerosi nella Valle del Serchio. L’imbocco del Garfagnana Trekking è ad ovest del paese di Castelnuovo. Fino a qualche anno fa esso prendeva il via sulla destra della strada per Arni, proprio un attimo prima di superare il ponte sulla Turrite Secca, attraverso una sorta di viuzza che in breve conduceva di fronte ad un cancello, (foto 3) un po’ come a dire “da qui inizia l’avventura”.


Foto 4

Questo comodo magro stradello si manteneva sulla sinistra idrografica della Turrite ed andava ad attraversare un vasto campo parzialmente coltivato, oggi completamente recintato e pertanto chiuso al traffico pedonale. Di seguito, tramite una carrettera, si attraversava uno spazio abitato ed un altro adibito alle feste politiche, fino a trovare la strada asfaltata che conduceva su un altro ponte alto sulla Turrite e confluente su Via Pascoli. Oggi questo tratto non è più percorribile e se si vuole raggiungere il nuovo imbocco del GT occorre dirigersi verso la Valle della Turrite seguendo la rotabile di accesso con indicazioni per Arni, quindi, percorrere la rettilinea Via Pascoli fino all’incrocio con Via ai Cerri, nei cui pressi si trova la Confraternita di Misericordia e l’adiacente omonima chiesetta. Proprio al fianco di queste strutture si dipartono i segnavia del GT, subito diretti a valicare su un pontetto il Canale Grignetola.


Foto 5

Alla prima curva però si abbandona lo stradino bianco e si sale costeggiando un’abitazione a cui fa seguito un viottolo parzialmente acciottolato che taglia un boschetto misto (foto 4). Il sentiero tende ad allargarsi e presto si porta a costeggiare i ben curati frutteti di Perdonica, fino ad attraversarne la stretta rotabile di accesso che sale dalla località Torrite. Preso l’immediato viottolo che s’innalza di fronte, si prosegue su residui di acciottolato che penetrano un bosco misto con prevalenza del castagno. Al chiuso, per la fitta vegetazione, (foto 5) si compiono diversi tornanti in dolce salita, notando ad un certo punto, leggermente distaccata a sinistra, una capannina dei cacciatori.


Foto 6

Quando la mulattiera si allarga vistosamente si raggiunge un bivio da cui si prende a destra onde si risale il versante settentrionale de Le Piane. Laddove i castagni aumentano vistosamente in circonferenza, il GT confluisce in una larga pista sterrata, nei cui pressi si trova l’area bizzarra di Corcheta, uno spazio certamente caratteristico per la sua, diciamo, “illogica definizione”. Si prosegue comodamente in salita lungo questa strada bianca che corre fra i castagni, (foto 6) e senza deviare si perviene ad una sorta di focetta piuttosto ampia e pluripresenziata da piante da frutta. Ci si trova in pratica alla località di Granciglia di sotto, (foto 7) dove sono presenti pochissime case, una valida fonte ed alcuni ricoveri per attrezzi ed animali. Si prosegue lungo la pista cementata che, lasciato alle spalle il minuscolo complesso abitato, si mantiene all’interno del castagneto.


Foto 7

Evitato un ampio tornante della strada grazie ad una mulattiera che s’incanala sulla sinistra, s’arriva alla gemella Granciglia di sopra (m. 620), anch’essa dotata di pochissime case, situata all’estremità settentrionale del costone denominato “alla Penna”. Continuando sulla strada sterrata si perviene ad una biforcazione: trascurata la pista di sinistra ci si alza su quel che resta dell’asfalto fino a giungere ad uno stupendo terrazzo panoramico rivolto sull’intera Valle del Serchio, con in primissimo piano Castelnuovo ed a seguire Camporgiano, San Romano, Piazza al Serchio ed il coronamento appenninico con l’avancorpo dell’Orecchiella ed il Prado. (foto 8)


Foto 8

Proprio in corrispondenza di questo bel punto panoramico si trova la solitaria chiesetta dedicata alla Madonna della Neve, (foto 9) rinnovata il 5 agosto dell’Anno Mariano 1988. L’antica data posta su una pietra (1654) e la lunga didascalia in latino incisa sull’ingresso “SVBTVVM PRÆSIDIVM CONFVGIMVS SANCTA DEIGENETRIX A D MDCLIV F DR” sono gli unici dati su cui poter riflettere. La strada, tornata sterrata, si mantiene panoramica e costantemente in piano, appena alta su campi e frutteti.


Foto 9

Al bivio per Scandiano, Le Vigne e Pianello (in Val Grignetola), si prosegue diritti, già in vista della località Sassi (m. 691), (foto 10) che si raggiunge costeggiando sulla pista sterrata il prolungamento di un muro a secco che regge le solite terrazze coltivate a frutta. Ci si inserisce nella cosiddetta Via Centrale, cogliendo a destra vedute sulla torre campanaria ed il nucleo superiore di Sassi alla Penna con i ruderi della Rocca, (foto 11) cui era possibile transitare qualora fosse stato scelto un percorso alternativo con partenza dalla chiesetta della Madonna della Neve.


Foto 10

A suo tempo la Rocca fu considerata dall’Ariosto, allora governatore in Garfagnana, la più forte in tutta la regione. Oltre all’importante Villa Fabrizi giostrano attorno a noi belle case ornate di fiori ed un olezzo lanciato dalle cucine che s’insinua fra viuzze, volti e balconcini. Occorre dirigersi verso la piazzetta cui fa capolinea l’autobus, quindi imboccare la rotabile d’accesso che di lì a poco assumerà il nome di Viale Parco della Rimembranza. Oltrepassata una maestà il GT viene a contatto con la chiesa di San Rocco, alle cui spalle, abbarbicata sulla costa rocciosa, appare la figura in pietra di un minatore;


Foto 11

nell’attiguo piazzale, alla memoria dei caduti di Sassi ed Eglio periti durante il primo conflitto mondiale, è stato eretto un monumento. Senza possibilità di errore, dopo pochi minuti di marcia, si perviene ad Eglio (m. 700), (foto 12) altro piccolo borgo coricato su un colle boscoso a nord del M. D’Anima. Seguendo Via Grotto si supera la grossa fontana e senza deviare si costeggiano prima l’abitato in pietra e dopo le terrazze erbose che sorreggono frutteti. Il comodo stradello carrozzabile si porta verso il cimitero sistemato a monte dell’abitato di Eglio, quindi, dopo un breve tratto piuttosto ripido, transita gentilmente ombreggiato da conifere.


Foto 12

Di tanto in tanto si notano casolari, ma i più importanti, in riferimento alle indicazioni del nostro itinerario, sono quelli relativi alla Foce di Eglio, a sud del M. D’Anima. Infatti, poco prima di raggiungere la Foce vera e propria segnata anche da un incrocio di strade che collegano il versante di Gallicano con Piglionico, occorre fare molta attenzione ad imboccare sulla destra un viottolo seminascosto che, inizialmente, costeggia una cinta a siepe. Con questo viottolo si fa ingresso in un bosco di faggi e, paralleli alla carrozzabile che transita appena sopra, si percorre per intero la testata del Canale della Tinta.


Foto 13

Un po’ scomodamente, a causa del pietrame cosparso sul sentiero, smottamenti e rocce calcaree rottamate, si passa dalla faggeta al castagneto, assai ombroso, quindi, in piano, al bosco misto, ricco e selvaggio, (foto 13) che ricopre il versante settentrionale del Grottorotondo. Ad un bivio ci si tiene sul ramo sinistro, in salita, passando nelle vicinanze di una capanna. Tra conifere e castagni (uno in particolare colpisce per la sua grandezza), si scavalcano un paio di fossetti, quindi, dopo un primo strappo in salita, si raggiunge una seconda capanna, da cui, con attenzione alla segnaletica, occorre lasciare il percorso principale e piegare a destra, passando così sul retro della stessa. Questo nuovo viottolo sfocia ben presto in una vecchia pista forestale da seguire verso sinistra; qualche metro sopra s’incontra un’altra biforcazione, ma questa volta si procede a destra, in leggera discesa.


Foto 15

Con un ultimo tratto pianeggiante ed una breve salita si perviene ad una terza capanna, dove si abbandona definitivamente lo stradello e si piega tosto a sinistra, evitando così di portarsi a Case Cornola. Con una buona traccia nel bosco si raggiunge in pochi minuti la rotabile proveniente dalla Foce di Eglio e, procedendo in direzione di una cappelletta (eretta nel 1954) sistemata a lato della strada, si perviene alla Foce di Grottorotondo (m. 957), ove si trova il bivio per l’Alpe di S. Antonio. La traccia del GT lascia subito la rotabile (a sinistra si va a Piglionico), infatti, poco evidente, essa cala dal mezzo dell’incrocio lungo un viottolo nel bosco fino a ritrovare la strada che ha da poco compiuto un largo tornante.


Foto 16

Ancora per sentiero ci si abbassa fra ruderi e vegetazione mista, quindi, passati su una più comoda carrareccia forestale, si prosegue con andamento altalenante facendo attenzione a trascurare una via che s’insinua da destra. Sbucati nuovamente sulla rotabile, proprio nel punto in cui si unisce al GT l’itinerario contrassegnato dal segnavia 133 proveniente da nord da Case Riccio, la si segue in salita in direzione di una centralina elettrica; proseguendo poi a destra, sempre sull’asfalto, si perviene all’Alpe di S. Antonio (m. 869), dove si trovano una cappelletta, alcune sparute abitazioni e, più a monte, la chiesa. (foto 15) Quello che però maggiormente colpisce è l’imponente visuale panoramica offerta dalla terrazza della chiesa, soprattutto verso sud, dove svettano solenni la Pania Secca e la Pania della Croce. (foto 16)


Foto 17

Il GT prosegue sempre assieme al 133 lungo la rotabile con indicazioni Peritano (a sinistra dopo la cappelletta) e, superate le isolatissime abitazioni di Peritano di sopra, piega a sinistra alla prima curva per un vialetto erboso che, oltrepassate le ultime case, cala penetrando il sottostante bosco misto. Confluiti per l’ultima volta sulla rotabile, si procede in discesa fino a raggiungere un’altra cappelletta con bassorilievo del 1780 adiacente ad una fresca fonte. Nei pressi s’imbocca a sinistra una carrareccia che fa il suo ingresso nel rado castagneto. Trascurata una diramazione, si transita appena sopra ad un complesso di costruzioni, quindi, si entra e si esce dal bosco tagliando tratti prativi (forse un tempo erano terreni coltivati) ed accostandosi a vecchie capanne in disuso.


Foto 18

Il percorso ora affronta in salita (non eccessivamente faticosa) il versante settentrionale del M. Piglionico, in questo punto alberato e ricoperto di pietrame, (foto 17) ed una volta inseritosi nella parte più stretta della valletta del Borellone, spesso piacevolmente ventilata, cambia improvvisamente aspetto arricchendosi di faggi e blocchi (taluni monolitici) calcarei. Raggiunto il guado del ramo ovest del Borellone, ci s’inerpica ancora per bosco su terreno ricolmo di scaglie d’arenaria, il cui colore plumbeo entra in netto contrasto con il versante opposto. Durante questa faticosa salita s’incontra un’utile fonte a getto continuo, (foto 18) anche se, in estati particolarmente siccitose potrebbe notevolmente diminuire d’intensità, fin quasi a prosciugarsi del tutto. Ancora poche svolte in salita ed ecco apparire i primi ruderi di Pasquigliora (m. 961), qui raggiunti da una carrozzabile (non si vede dal sentiero) che sale da Peritano (alcune carte indicano Piritano).


Foto 19

Dietro a questi si riprende il sentiero che si mantiene nella faggeta e che con lieve salita arriva in dieci minuti circa alle capanne di Colle Panestra (m. 1.008), (foto 19) gruppo di casolari occupati saltuariamente nei weekend posti sul valico che collega le pendici della Pania Secca al M. Rovaio. Oltre al 133, a Colle Panestra arriva l’itinerario 138 (che si trascura a destra) proveniente da Pizzorno. Passati accanto ad un vecchio carrello trasportatore, da cui è possibile ammirare lo stupendo panorama rivolto verso la Pania con l’inconfondibile cresta erbosa denominata Uomo Morto (toponimo ricavato dalla straordinaria somiglianza del profilo di un volto coricato), (foto 20) si esce in una zona più aperta, alla testata del Fosso del Burrone, panoramicissima sui rilievi posti a nord ovest quali il Sumbra ed il Fiocca. (foto 21)


Foto 20

Per un buon tratto si cammina sul crinale erboso segnato da un esile viottolo, poi, si passa all’interno del bosco dove una viva salita permette di guadagnare in una ventina di minuti circa la località di Piglionico (m. 1.125), quasi al termine del ramo più occidentale della Strada delle Rocchette, dal nome di alcuni roccioni che le sorgono accanto e che costituiscono un’apprezzata palestra di roccia. Oltre ad essere punto di arrivo degli itinerari 138 (incontrato a Colle Panestra), 7 (proveniente da Cardoso) e 127 (dalla Foce di Mosceta), Piglionico è anche sede di una famosa cappelletta eretta alla memoria dei caduti del Gruppo Valanga che il 29 agosto 1944 affrontarono al Monte Rovaio i tedeschi per salvare da una rappresaglia la popolazione di Molazzana (foto all’itinerario 10 delle Alpi Apuane).


Foto 21

Assieme all’elenco dei patrioti caduti è incisa la struggente frase “chi passi per queste valli a lavoro o a diporto nella suggestiva quiete del paesaggio montano sappia o ricordi e tutti ripensino che questo crinale roccioso che gli si erge davanti detto il nome di Gesù il 29 agosto del 1944 conobbe crepitio d’armi e strazio di morte e vide animosi giovani offrire la purissima vita perché la Patria risorgesse a libertà”. Imboccata la sterrata verso destra (sud), si procede assieme alla segnaletica degli itinerari 7 e 127, e con belle vedute sul Fiocca, sul Sumbra e sulla Pania, si penetra una rada macchia, proprio nel punto in cui ha termine lo stradello.


Foto 22

Ad un certo punto occorre fare molta attenzione ad abbandonare a destra la traccia dell’itinerario 127 che, compiendo una circonvallazione attorno al Pizzo delle Saette, raggiunge il Rifugio del Freo alla Foce di Mosceta. Con piacevole camminata tra i faggi e su terreno ben battuto punteggiato qua e là da roccette biancastre, (foto 22) si comincia a salire il versante settentrionale della Pania Secca raggiungendo ben presto l’imbocco di una valletta, proprio all’altezza di un’area più ampia dove affiorano ricordi di antiche capanne consumate dal tempo. Con andatura costante (senza eccessivi strappi) si prosegue a larghe svolte sempre all’interno del bosco approfittando in una sola circostanza di una finestra panoramica sul lontano Castelnuovo.


Foto 23

Tutto resta invariato finché non si raggiunge una specie di staccionata in legno che segna l’uscita dal bosco e l’inizio dell’ultimo tratto che attacca il Rifugio Rossi. Per scalette artificiali e viottolo battuto aperto fra mirtilli e lamponi si guadagna il pendio prativo che offre l’opportunità di deviare su una variante che consente di salire alla foce (a quota 1.539) della Pania Secca, il pilastro orientale del massiccio delle Panie (foto 23) vivamente acceso dalla luce diurna per le sue bianche e tormentate rocce. Tenendo invece la destra, si sale in direzione del Rifugio Rossi, alla base della convessità che discende dal Puntone di Mezzo al Prato.


Foto 24

Incontrata una sorgente (in estate quasi sempre secca) si percorrono gli ultimi metri in salita e si raggiunge definitivamente il rifugio (m. 1.600), già Rifugio Pania, piccola costruzione eretta dalla Sezione CAI di Lucca fin dal 1921. (foto 24) Il rifugio è intitolato ad un alpinista lucchese che morì giovane in un incidente stradale. Oltre al GT ed al 7 qui arrivano altri due itinerari: il 139 dalla Borra di Canala ed il 126 dalla Foce di Mosceta. Intenso il panorama rivolto sulle Panie e sui gruppi più distanti del Sagro, del Fiocca, del Sumbra, del Pizzo d’Uccello, del Pisanino, nonché dell’arco appenninico con l’Orecchiella.

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