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Sabato 21 Ott 2017
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La valle di Vinca


La Maestà dei cavatori a Vinca

Possiedo un bellissimo libro che parla della Alpi Apuane: “Le Alpi Apuane” di Mario Vianelli per le edizioni CDA (Centro Documentazione Alpina), che consiglio caldamente a tutti di acquistare; lo potrete trovare dai miei amici Diva e Roberto Marotta della “Libreria Stella Alpina” di Via Corridoni a Firenze. In questo libro, oltre a parlare delle Apuane e di tutte le loro caratteristiche, sono elencati 42 itinerari, più o meno difficili, che si snodano fra queste montagne; fra questi ce n’era uno che non avevo ancora fatto e che mi attirava particolarmente: riguarda l’Anello dell’Alta valle di Vinca, e mi attirava in particolar modo perché c’è da percorrere l’antico sentiero dei cavatori che da Vinca conduce al Balzone (vedi itinerario omonimo) ai piedi del Sagro. Così il 7 agosto 2003 mi sono deciso e sono partito per fare questo itinerario: se qualcuno non sapesse ancora dove si trova Vinca, di seguito esporrò come fare per arrivarci. Per raggiungere questo paese è necessario percorrere l’autostrada della Cisa (Parma – La Spezia), uscire al casello di Aulla e da seguire le indicazioni per Equi Terme che, per alcuni chilometri ,coincidono con la statale del Passo del Cerreto: ad un certo punto si abbandona questa statale e si svolta a destra seguendo le indicazioni per Equi; giunti a Ponte di Monzone, là dove si uniscono le acque del Lucido di Vinca e del Lucido di Equi, si gira ancora a destra, verso Vinca, così come ci indicano i cartelli stradali.


Il sentiero dei cavatori

La strada, all’ingresso della valle, è dominata a nord dal paese di Monzone (277 m. s.l.m.), arroccato su una cresta rocciosa e costruito proprio in questa posizione strategica per controllare l’accesso alla valle, un tempo principale via di transito fra la Lunigiana e il Massese, accesso che, dalla parte opposta, era dominato dal Castellaccio (vedi itinerario Vinca – Equi Terme), arcigna fortificazione di cui rimangono numerosi resti, ancorché sepolti dalla fitta vegetazione, come abbiamo potuto constatare di persona. La strada procede, poi, nello stretto fondovalle e, prima che inizi a salire, sulla destra, notiamo un piccolo ponte in legno: da qui parte il sentiero che porta nel selvaggio vallone della Canalonga dove si trova l’ardita Lizza del Balzone (vedi itinerario per la Lizza del Balzone). A questo punto la strada inizia a inerpicarsi sul lato destro della valle e con dodici ripidi tornanti ci porta direttamente a Vinca: il paese, come già detto unico centro abitato della valle, è circondato da immensi e antichi castagneti, cresciuti su terrazzamenti artificiali, che sono fra i più belli di tutte le Apuane e che testimoniano l’antica attività degli abitanti di questo luogo, da sempre dediti alla coltivazione delle castagne.


Ancora il sentiero dei cavatori

Pochi paesi come questo hanno mantenute intatte le loro caratteristiche: l’atmosfera è serena, c’è il solito silenzio dei paesi di montagna, l’ aria è pulita e la vita segue ritmi che altrove sono stati perduti per sempre. Purtroppo, però, anche Vinca, così come altri paesi delle Apuane, ha dovuto subire l’infamia nazista nel corso della Seconda Guerra Mondiale: nell’estate del 1944 le truppe del 16° Battaglione delle SS, al comando del maggiore Raeder, durante la ritirata verso il nord Italia, vi trucidarono 174 persone, per la maggiore parte donne, vecchi e bambini; un monumento posto nel cimitero del paese ricorda questa strage. Giunti in paese non vi entriamo direttamente perché la strada non ha via d’uscita bensì prendiamo la strada di destra e la percorriamo per circa 2 km. fino a pervenire alla Maestà dei Cavatori (767 m. s.l.m.), dove si trovano una statua ed una cappella che i cavatori di Vinca hanno dedicato alla Madonna: sulla destra si trova un ampio spiazzo dove parcheggiare l’auto. Sulla destra di questo spiazzo ha inizio il sentiero CAI n. 39: lo prendiamo ed entriamo in un grande castagneto; il sentiero si snoda a mezzacosta fra la fitta vegetazione fino a raggiungere il torrente Lucido di Vinca, che attraversiamo su una passerella in cemento. Risaliamo sull’altro lato della valle: ora il sentiero inizia a salire molto rapidamente in mezzo alla fitta vegetazione; nella parte più alta è evidente che il percorso è stato scavato nella montagna.


Il Sagro da pian di Maggio

Infatti questa era la strada che i cavatori di Vinca dovevano percorrere per recarsi a lavorare nelle cave poste ai piedi del Sagro: una dura salita per recarsi a fare un duro lavoro. E tornano alla mente la teleferica del Balzone (vedi itinerario omonimo), la Lizza del Balzone, le Case Walton, Foce di Pianza, ecc. ecc. che hanno visto il duro lavoro dei cavatori. In 1 h. e 30 minuti di cammino, dalla Maestà dei Cavatori si giunge all’estremità del Catino del Sagro, là dove termina la strada che partendo da Foce di Pianza aggira lo sperone nord occidentale del Sagro (siamo a quota 1200). A questo punto il libro del Vianelli indica di andare a sinistra fuori sentiero per giungere alla Foce del Pollaro, ed è il percorso che ho fatto io: ma devo dire che il percorso da seguire non è molto evidente e numerose volte si rischia di sbagliare strada, per cui consiglio di effettuarlo solamente a persone che abbiamo una grande conoscenza di queste zone e sappiano orientarsi anche senza seguire un sentiero segnato. L’alternativa sarebbe quella di continuare sulla strada che conduce a Foce di Pianza e di andare alla Foce del Faneletto (m. 1425) seguendo il sentiero CAI n. 173: in questo caso, però il percorso si allunga di molto.


La radura di pian di Maggio

Torniamo però a dove eravamo rimasti: giunti là dove termina la strada proveniente da Pianza, noi andiamo a sinistra lungo tracce di sentiero che scorrono a mezzacosta nel bosco fino a raggiungere la bella radura di Pian di Maggio, dove esiste una sorgente (che io, però, non ho trovato) e proseguiamo aggirando le pareti del Puntone della Piastra fino a pervenire, dopo 1 h. che abbiamo lasciato la strada che giunge da Pianza e dopo 2,5 h che abbiamo lasciato Vinca, alla Foce del Pollaro (1364 m.) dove incrociamo il sentiero 173 proveniente da Foce di Pianza. Scendiamo il ripido canale sottostante aiutandosi anche con alcuni cavi metallici: questo è un tratto dove bisogna prestare un po’ di attenzione. Dal ripido canale ci si immette in un grande ravaneto che attraversiamo fino a pervenire poco sotto la Foce di Vinca, dove abbandoniamo il sentiero 173 per prendere invece il sentiero n. 38: seguiamo questo sentiero che scende fino a diventare un vero e proprio strada forestale (la cosiddetta strada dei tedeschi) che aggira tutta la testata della valle (a destra in alto a poca distanza si trova il rifugio Capanna Garnerone) fino a giungere alle praterie sottostanti la Cresta Garnerone e Foce a Giovo. Qui incontriamo la strada asfaltata proveniente da Vinca: questa strada doveva costituire un grande richiamo turistico perché sarebbe dovuta proseguire fino a Foce di Pianza mettendo in comunicazione Vinca e la Valle del Lucido di Vinca con Foce di Pianza e Campocecina.


Il puntone della Piastra

Fortunatamente non è stata terminata altrimenti chissà cosa ne sarebbe stato di questi luoghi, anche perché la Valle di Vinca è una delle più belle di tutte le Apuane. Incontrata questa strada la seguiamo fino a anche non ci riporta alla Maestà dei Cavatori: è trascorsa 1,5 h. da quando abbiamo lasciato la Foce del Pollaro, per un itinerario totale di 4 h.
Curiosità – Dato che anche andando in montagna si possono acquisire conoscenze che accrescano la nostra cultura, ritengo fare cosa utile pubblicare quello che afferma su Vinca il “Dizionario Corografico della Toscana” scritto nel 1855 dal cav. Repetti: si tratta di un libro eccezionale che tratta della nostra regione e dei suoi luoghi in rigoroso ordine alfabetico e con grande approfondimento. Il linguaggio è quello di 150 anni fa (siamo nel Granducato di Toscana!) ma affascina ancora oggi. Vinca in Val di Magra – Castello con chiesa parrocchiale (S. Andrea), nella comunità, giurisdizione e circa 8 miglia a ostro di Fivizzano, diocesi di Pontremoli, compartimento di Pisa.


Foce del Pollaro

E’ uno dei castelli più alti dell’ Alpe Apuana Fivizzanese, mentre siede sulla schiena settentrionale e presso la cima del Monte Sagro, sul cui fianco meridionale esistono le preziose cave di marmi bianchi di Carrara. Nell’ articolo in cui si parlava di Forno Villa sul Trigido (ndr si tratta del paese di Forno, versante massese, dal quale nasce il fiume Frigido) doveva rammentare una lettera del 7 marzo 1512 scritta da Niccolò Machiavelli, segretario della Repubblica Fiorentina sotto il gonfaloniere perpetuo Piero Soderini, negli ultimi mesi del suo impiego, diretta al commissario della Repubblica in Castiglione del Terziere rispetto ai confini controversi per causa di pascoli sull’Alpe detta Rotaja fra la popolazione di Vinca soggetta alla Repubblica Fiorentina e quella degli abitanti di Forno soggetti ai marchesi di Massa. Inoltre nell’ “Archivio delle Riformazioni” di Firenze conservasi una relazione fatta da Francesco Vinta al governo toscano in data 8 novembre 1566 per la ripartizione delle spese generali del capitanato di Castiglione del Terziere, di cui Vinca continuava a far parte. In quanto a questioni territoriali del comune di Vinca con quelli del comune di Massa e Carrara, oltre la lettera del Machiavelli del 7 marzo 1512, avvenne altra del 22 maggio 1494 scritta al capitano di Pietrasanta in nome della Repubblica Fiorentina. La parrocchia di S. Andrea a Vinca nel 1845 aveva 475 abitanti.

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