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Venerdì 24 Mar 2017
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Il Sumbra da Capanne di Careggine


Le Apuane settentrionali dalla vetta

Il Sumbra (m. 1764) è una delle montagne più belle delle Apuane: con la sua massiccia mole domina il Lago di Vagli e, quando questo viene vuotato ogni dieci anni (prossimo appuntamento nel 2004) e riemerge l’antico abitato di Fabbriche di Careggine, appare in moltissime immagini fotografiche. Ha forme singolari: precipita sul Passo Fiocca (m. 1560) con fianchi ripidi e spigolosi mentre degrada ad oriente con una lunga dorsale che si protende verso la Garfagnana e l’Altopiano di Careggine con tutte le sue frazioni. A nord la montagna è coperta di boschi con pendii che discendono gradatamente verso il Lago di Vagli, mentre a sud si hanno pareti ripide e scoscese che precipitano quasi verticalmente sulla valle della Turrite Secca e che sono segnate da fossi che si sono aperti la strada con ripidi salti, dando origine a fenomeni come le Marmitte dei Giganti (vedi omonimo itinerario Ursea).


La grande parete nord

Fra i principali fossi che discendono dal Sumbra ricordiamo il Fosso del Fatonero , che ha origine dal bellissimo bosco del Fatonero (vedi itinerario Ursea Arni – Sumbra), il Fosso dell’Anguillara e il Fosso delle Comarelle , il quale ultimo assume il nome da due vecchie casette, le Comarelle appunto, ora in rovina e abbarbicate sullo scosceso fianco del monte. Il versante sud con le sue scoscese pareti segnate da profondi fossi è ben visibile dalla strada che unisce Castelnuovo Garfagnana ad Arni nel tratto Campaccio – Tre Fiumi: strada costruita nel dopoguerra e unica via diretta fra la Garfagnana e la Versilia. Possiamo quindi concludere la descrizione di questa montagna affermando che il Sumbra è bello e particolare: formato interamente da marmo, assume un aspetto diverso a seconda da dove lo si guardi. La base di partenza del nostri itinerario è Capanne di Careggine (m. 840), piccolo paese adagiato sui fianchi del Sumbra e posto proprio di fronte al Pizzo delle Saette del quale ci offre una visione unica ed incomparabile.


La grande fenditura sul sentiero

Piccola curiosità: a Capanne di Careggine è nato Marco Tardelli, famoso giocatore della Nazionale Italiana di calcio ed anche allenatore. Per arrivare a Capanne di Careggine il percorso migliore è quello di percorrere la strada che da Castelnuovo Garfagnana porta in Versilia fino a oltrepassare il paese ed il relativo lago di Isola Santa: poco dopo, sulla destra, si diparte una strada che conduce a Careggine; la si percorre, oltrepassando i piccoli borghi di Cerreta e Salceto fino a che non si arriva a Capanne di Careggine dove si svolta a sinistra verso la chiesa. Si lascia l’auto nei pressi della chiesa stessa (quota 840) e si prende il viottolo che ha inizio quasi davanti all’edificio religioso: il sentiero, qui ben segnato, è il CAI n. 145 che sale ripido nel bosco, oltrepassa il casotto di un acquedotto, prosegue in una selva di castagni fino a farci trovare in una zona aperta dalla quale si gode di un bellissimo panorama con il piccolo lago di Isola Santa che appare in fondo alla valle in mezzo al verde dei boschi.


La Garfagnana dalla vetta

Il sentiero procede ora in falsopiano lungo un contrafforte roccioso chiamato Coste del Giovo e va ad incontrare un intaglio roccioso naturale molto stretto tanto da permettere il passaggio di una sola persona alla volta: questo costituisce uno dei punti più affascinanti dell’intero itinerario. Il sentiero 145 prosegue, poi, sul fianco delle Creste del Giovo in posizione aperta e soleggiata: si oltrepassano numerosi edifici, ora in rovina e un tempo adibiti a ricoveri di pastori ( i cosiddetti Capannelli del Sumbra) prestando molta attenzione perché in questa zona il sentiero è scarsamente segnalato; l’erba alta, per chi l’ ha percorso come me nel periodo estivo, non facilita il cammino e poi qui l’itinerario non viene segnato da molti anni, così in alcuni punti bisogna procedere a vista. Il sentiero, ora nuovamente ben segnalato, entra nuovamente nel bosco per uscire a quota 1452, al Colle delle Capanne, dove giunge anche una carrozzabile proveniente dalla Maestà del Tribbio, località che si trova sopra Careggine; qui sono sistemati alcuni tavoli rustici e alcune panche per poter fare una breve sosta; sono trascorse 2 h. da quando abbiamo iniziato l’escursione. Andiamo ora sinistra, sempre lungo il 145, che si inoltra nel bosco di faggi fino a farci giungere sul crinale del Sumbra proprio di fianco alle scoscesi pareti meridionali, con la visione dell’immensa parete sud.


Isola Santa dal sentiero

Da qui il sentiero va verso nord e attraversa una vasta zona carsica con rocce e fessure dove è necessario prestare un po’ di attenzione. Inizia ora la vera e propria ascensione alla montagna su pendio erboso che ci porta prima alla base dell’erta finale, dove giunge anche la ferrata “Ricciardo Malfatti” proveniente dal Passo Fiocca (m. 1560), e quindi in vetta al Sumbra (m. 1764) dove ci accoglie una vecchia croce metallica; è trascorsa 1,5 h da quando abbiamo lasciato Colle delle Capanne e 3,5 h. dall’inizio dell’escursione. Essendo posto quasi al centro della catena, il Sumbra ci permette splendide visioni su tutte le vette delle Apuane, sul Lago di Vagli e su tutta la Garfagnana, sull’Appennino e sulla costiera tirrenica, oltre che sul sottostante Passo Fiocca (m.1560) un grande lastrone bianco posto fra il Sumbra stesso e il Fiocca; dopo aver sostato sulla vetta possiamo intraprendere il percorso inverso che ci riporterà a Capanne di Careggine in circa 3 h. per un tempo totale di escursione di 6,5 h.


Il Sumbra dal lago di Vagli

Dal libro Storie e Leggende delle Alpi Apuane
di Paolo Fantozzi per le Edizioni Le Lettere.

Il Monte Sumbra. La mole imponente del Monte Sumbra, se osservata dal paese di Vagli, ha l’aspetto di un animale accovacciato o di una sfinge che siede sulla propria ombra; questa sembra essere infatti l’origine del nome di questa montagna perché di fatto il Sumbra proietta sempre l’ombra su se stesso. Alcuni anziani di vaglia chiamano ancora oggi il Monte Sumbra “la Sfinge” e la spiegazione di ciò è avvalorata anche da un’antica statuetta posta nella chiesetta di Sant’Agostino a Vagli che rappresenta una fiera accosciata e che si trova in perfetta simmetria con il profilo del Monte Sumbra, la cui mole sovrasta la chiesa.


Il gruppo delle Panie

Si racconta che nel sec. XI, quando fu costruita la chiesa, sul tetto fu posta la piccola statua in pietra raffigurante il profilo del Monte Sumbra per non escludere dal culto gli ultimi discendenti dei Liguri – Apuani, un popolo pagano che si era rifugiato a vivere sulle alte pendici delle Alpi Apuane per sfuggire ala dominazione dei Romani. – L’eco. Il monte Sumbra è il regno dell’eco. In una parte della montagna che guarda il paese di vagli, proprio a ridosso della cuspide a pan di zucchero, si elevano delle formazioni rocciose piuttosto alte a forma di torrioni che sovrastano gli ampi pascoli. La località è conosciuta ancora oggi come “Al Palazzi” e vi si trovava una volta un insediamento di pastori. Qui esistevano condizioni molto favorevoli alla propagazione del suono, al punto che era possibile che di lassù un pastore riuscisse a mandare messaggi a voce in paese. Inoltre si credeva che in qualcuna delle numerose grotte che si aprono nei pressi fosse nascosto l’eco.


Aldo sul sentiero

Una giovane donna che ogni estate saliva “Al Palazzi” con il suo gregge, si divertiva un giorno a urlare il nome del fidanzato e sentirlo così rimbalzare per le pendici della montagna. All’improvviso sentì l’eco ripetere il nome con voci diverse dalla sua e fare strane premonizioni sul suo futuro. Ebbe tanta paura che volle tornare a casa e non trascorse più estati sul monte Sumbra. Ma l’eco, secondo qualcuno, era la voce di una fata, una Sibilla che dal fondo di una grotta ripeteva ciò che si spargeva per l’aria e rivelava col soffio del vento il luogo dove si trovavano favolosi giacimenti d’oro e d’argento nascosti nelle montagne circostanti. - Il Camiscin. Negli alti pascoli del monte Sumbra e tra i rocciosi balzoni che contraddistinguono la parete meridionale si può incontrare il Camiscin. E’ un capretto nero che, agitando la zampetta, invita a seguirlo chiunque incontri per la montagna.


Aldo in vetta

Però non si lascia mai raggiungere e quando arriva nei pressi di una maestà o di una croce scompare misteriosamente. Dagli zoccoli che battono sulla dura roccia del Sumbra fuoriescono scintille. Spesso il Camiscin si spingeva fino giù a valle,negli abitati dei Pastori e nei paesetti sparsi qua e là ai piedi della montagna. Una notte di luna piena, marito e moglie si trovavano a passare davanti ad un cimitero. All’improvviso videro una sagoma nera che avanzava verso di loro con l’aspetto di un cane nero, ma l’animale era molto più veloce e, quando fu loro vicino, li fece cadere per terra. Quando si rialzarono l’animale era scomparso in una nube di fumo. Lo stesso incontro fu fatto anche da altre persone, ma è sufficiente portare un crocifisso al collo o un rosario in tasca per il Camiscin si allontani immediatamente senza potervi fare alcun male.


Pania, Uomo Morto e Pania Secca

I Giganti del Sumbra. La parete sud del monte Sumbra è un esteso squarcio nella montagna, una parete ripida, scoscesa, rotta da profondi canaloni nei quali si aprono “le Marmitte dei Giganti”. E’ come se un gigantesco colpo di vanga avesse rotto il monte per mostrare il cuore di marmo, bianco e puro, come doveva essere quello dei generosi giganti che abitavano in quei profondi canaloni inaccessibili ai piedi dell’uomo. La generosità di quegli invisibili giganti è raccontata da una leggenda che narra di fatiche e della tanta povertà in cui viveva la gente della montagna tanto tempo fa. Un vecchio pastore abitava insieme ai suoi due nipotini, rimasti orfani di padre e di madre, in una misera capanna fuori del paese di Capanne di Careggine. Il vecchio non aveva più le energie di un tempo ed era sempre più difficile di anno in anno provvedere a sfamare i suoi piccoli nipotini, così accettava di fare umili lavori nelle case dei vicini, provvedendo loro la legna da ardere e accudendo alle bestie malate, perché nella sua lunga vita era diventato ormai esperto nel riconoscere e curare le malattie degli animali.


Il Sumbra dal sentiero

Nonostante questo, però, nei lunghi mesi invernali si trovava in grande difficoltà e per diversi giorni non aveva niente da mettere sulla tavola ed era costretto a chiedere aiuto a persone di buon cuore. Un mattina il vecchio pastore salì sul monte Sumbra con i suoi nipotini a raccogliere erbe che in quei mesi di primavera crescevano abbondanti proprio là dove termina la faggeta e si raggiunge la lunga cresta del monte, tanto dolce e coperta di vegetazione nel versante della Garfagnana, quanto scoscesa e brulla nel versante marino. Lasciò i nipotini a giocare tra loro fra li alberi, mentre lui si sedette ai piedi di una roccia isolata lungo il sentiero che porta alla vetta del monte. Il sole illuminava il volto del pastore solcato di rughe bagnato dalle lacrime che sgorgavano copiose dai suoi occhi tristi che pensavano a come fare per dare un po’ di cibo a quelle povere creature. iL giorno seguente il vecchio salì di nuovo sul monte per raccogliere ancora delle erbe e, quando ebbe terminato, andò a riposarsi ai piedi di quella strana roccia lungo il sentiero che stava a sentinella del profondo precipizio del Sumbra. Con grande stupore vide un mucchietto di sale, proprio lì dove il giorno prima aveva versato tante lacrime.


Aldo davanti alla parete nord

A quei tempi il sale costituiva una preziosa merce di scambio, perché scarseggiava ovunque ed era necessario per la conservazione dei cibi: possederne anche un po’ era considerato una fortuna. Il pastore se ne riempì le tasche e corse in paese a scambiarlo con farina, carne e fagioli; tutto questo andò avanti per molto tempo, perché per diverse mattine il pastore saliva alla montagna, trovava il mucchietto di sale e lo barattava, riuscendo a mettere da parte una buona scorta di provviste e anche qualche soldo. Un giorno il vecchio si accorse che ai piedi della roccia non c’era più il mucchio del sale, ma non se la prese più di tanto: la vita, adesso, non era più dura come prima. Guardò la roccia come per ringraziarla e vide scolpiti sulla sue superficie i volti di tre giganti che sorridevano: volti misteriosi ed amici che lo avevano aiutato provvedendo al sale che depositavano lì di notte. Avevano scolpito i loro volti nella pietra perché gli uomini si ricordassero della loro generosità; oggi li possiamo ancora vedere proprio là dove il sentiero esce dal bosco e si affaccia al nudo precipizio del Sumbra, abitato dai giganti tanto tempo fa.

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