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Venerdì 23 Giu 2017
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Il ponte di Rocca di Soraggio


 Il canyon del Serchio di Soraggio

(Itinerario tratto dal bellissimo libro Alla scoperta della Garfagnana di Vittorio Verole Bozzello Edizioni Grotta del Vento). - Quel ponte ardito che scavalca un canyon l’ho visto sul libro sopra citato e siccome sono un grande amante della Garfagnana non appena mi si è presentata l’occasione sono andato a visitarlo. Raggiungerlo non è difficile, basta seguire le indicazioni che vi forniamo: è necessario giungere a Piazza al Serchio e da qui dirigersi verso il Passo di Pradarena; una volta giunti a Sillano si svolta a destra in direzione di Rocca di Soraggio. Prima di giungere al paese di Rocca, sulla sinistra della strada si trova uno spiazzo dove parcheggiare l’auto: si percorrono poche decine di metri in direzione del paese fino a che non notiamo sulla destra una strada una strada che porta l’indicazione di strada privata (infatti è di proprietà dell’Enel e conduce al nostro ponte e a una centrale elettrica).


Romano sopra il ponte

La imbocchiamo, in quanto il cancello che ne proibirebbe l’accesso è sempre aperto, e in circa 10/15 minuti di cammino arriviamo alla nostra mèta. Attenzione, circa 1 km. prima di giungere al paese, se fermiamo l’auto e vogliamo lo sguardo dall’altro lato della valle, possiamo vedere il ponte e la stretta gola che va a scavalcare: senza dubbio il manufatto da qui ci fornisce la sua immagine migliore. Devo dire che camminare sopra il ponte fa una certa impressione perché il Serchio di Soraggio scorre sotto di noi alla base della fenditura ad una notevole distanza: la stretta gola è molto bella e le sue pareti sono verticali. Il Serchio di Soraggio si unisce poi al Serchio di Sillano ed in insieme formano il ramo appenninico del Serchio: infatti a Piazza al Serchio giunge anche un altro ramo, quello che proviene dalla Apuane( dai piedi del Pisanino).


La struttura del ponte

Il Serchio di Soraggio - (Dal sito del Liceo Vallisneri).  Il ramo che nasce dall'Appennino ha le sue origini nella vallata di Soraggio ed in quella di Dalli. La valle di Soraggio è una conca assai ampia, chiusa da un alto crinale e ricoperta da pascoli e da prati di mirtilli, da foreste di faggi e dagli scoscesi dirupi delle Porraie; le prime sorgenti sono qui, nei prati che precipitano dal Passo di Romecchio (m. 1655). Il ramo di Soraggio scende a valle costeggiando gli alpestri paesini di Brica e di Metello, raccoglie le acque dell’Aneda - un corso perenne proveniente dalle pendici del Prado (m. 2054) e del Vecchio (m. 1982) - e si unisce poi al ramo di Sillano, appena superata questa località. Una delle sorgenti perenni del corso di Soraggio si trova, secondo una leggenda, in una caratteristica buca, detta la “Caverna delle Fate” e situata sul fianco dei monti.


L'incredibile ponte

Il ramo di Sillano, invece, ha le sue sorgenti oltre le secolari selve di Dalli (nelle quali sopravvivono ancora giganteschi castagni), sotto il Passo di Pradarena (m. 1579), fra la cima Belfiore (m. 1810) ed il monte Sillano (m. 1847). I rami che nascono dagli Appennini sono indicati sulle carte topografiche come “Serchio di Sillano” e “Serchio di Soraggio”, e scendono, dopo essersi riuniti, verso Piazza al Serchio. A proposito delle sorgenti, possiamo ricordare che secondo un’antica tradizione popolare quella di Soraggio sarebbe la vera sorgente del fiume; in effetti essa ha una notevole ricchezza di acque perenni; alcuni geografi ritengono, invece, che essa sia da ricercarsi  nel “Rio di Minucciano”, sia per la maggiore lunghezza del suo percorso, sia perché esso proviene dal Pisanino che è la cima più alta delle Apuane.


Aldo sopra il ponte

Altri ancora vorrebbero indicare il corso di Sillano, in quanto si trova nella prosecuzione diretta della vallata del Serchio. In realtà, come abbiamo già detto sopra, nessuna di queste può essere ritenuta la vera sorgente del fiume, in quanto esso nasce da una fitta ragnatela di sorgenti e di infiltrazioni subalvee e non c’è una sorgente particolarmente importante o più ricca delle altre; infatti soltanto dopo che tutti i rami e i corsi si sono riuniti in uno solo oltre Piazza al Serchio, sotto le gole di San Donnino, ai piedi delle gigantesche aguglie nerastre dei Pitoni, si forma veramente il fiume: ed è significativo che proprio il paese di Piazza abbia legato il suo nome a quello del Serchio, che poi da qui si dirige verso Castelnuovo, Borgo a Mozzano,ecc.

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