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Venerdì 24 Mar 2017
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Il sasso Simone ed il Simoncello


Il Sasso di Simone e il Simoncello

Questa escursione si svolge nell’appennino tosco-marchigiano, proprio al confine tra le due regioni: infatti il Sasso di Simone (m. 1204) è situato per metà in Toscana e per metà nelle Marche mentre il Simoncello (m.1.220) è tutto in territorio marchigiano, nell’antico territorio del Montefeltro. Entrambi i monti fanno parte del "Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello" che ha un’estensione di 4847 ettari ed è racchiuso tra le valli dei fiumi Marecchia e Foglia e comprende la foresta di cerri più vasta dell’Italia centrale; è da notare che ai confini del Parco vi è un grande poligono militare e se, purtroppo, si capita nei giorni di esercitazione ce ne accorgiamo!


Il Sasso di Simone

Per arrivare in questa zona dobbiamo pervenire ad Arezzo e di qui a Sansepolcro: dalla città di Piero della Francesca si seguono le indicazioni per il Passo di Viamaggio e Badia Tedalda; in questo paese è nato e risiede il noto professor Augusto Verando Tocci, direttore del Centro Italiano Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo e il più famoso esperto di foreste d’Italia: è lui che tutti i mercoledì alle h 20:30 sulla emittente Toscana Tv con la trasmissione "Esplorando" ci mostra e ci informa con perizia posti e paesi della Toscana e delle regioni limitrofe (è una trasmissione da non perdere assolutamente!). Da Badia Tedalda si prosegue in direzione di Sestino ma, dopo pochi chilometri, si gira a sinistra per Petrella Massana, splendido borgo addossato ad una rupe, e quindi, per la frazione di Ca’ Barboni, gruppo di vecchie case recentemente restaurate con grande sapienza. A Ca’ Barboni si lascia l’auto e si seguono le indicazioni per il Sasso di Simone dove giungiamo con 1h30 di cammino.


Il Sole simbolo della Fortezza

La terra che attraversiamo è formata da terreni calcarei e argillosi, che formano una zona calanchifera di eccezionale interesse. Qui le argille assumono tonalità che vanno dal rosso al verde con sfumature grigie e nere dovute alla presenza di sostanze minerali: gli ossidi di ferro conferiscono alla rocce il colore rosso, la pirite il colore giallo e si sente distintamente l’odore dello zolfo, presente in piccoli granelli. Questo territorio è una meraviglia per gli occhi e vi si possono trovare numerosi fossili in quanto il Simone (m. 1204) e il Simoncello (m. 1220) si sono formati nell’area dell’attuale Mar Tirreno e sono giunti in questa zona grazie alla spinta orogenetica subita dalla catena appenninica. Come già detto, il percorso non è molto lungo e dopo pochi minuti, appena, si giunge a scollinare una piccola asperità, i due monti ci appaiono con la loro caratteristica forma di cono tronco: l’ascesa alla vetta più alta, il Simoncello, presenta qualche difficoltà e va affrontata con prudenza mentre la salita del vicino Sasso di Simone è molto facile e si svolge su un’antica strada tracciata al tempo dei Medici.


La Croce in vetta al Sasso di Simone

Il pianoro sommitale presenta un’alternanza di praterie e boschi di cerro e il panorama che da qui si gode è molto ampio: si va dai monti dell’appennino tosco-marchigiano, ai monti dell’Alpe della Luna al vicino e imponente Monte Carpegna; nel centro dell’altipiano campeggia una croce costruita in memoria della presenza di una antica Abbazia. Il Sasso di Simone, infatti, è una montagna piena di storia: le prime presenze umane certe sono quelle dei monaci benedettini che all’inizio del XII° secolo edificarono l’Abbazia di S.Angelo; la presenza dei monaci attirò numerose famiglie che cominciarono a coltivare i terreni sommitali e quelli circostanti. La popolazione aumentò notevolmente di numero ma venne decimata dalla grande pestilenza del 1348 che costrinse anche i monaci ad abbandonare il Sasso: del ripopolamento di questo monte si tornò a parlare nella metà del XVI° secolo quando il Duca Cosimo dei Medici, che in quel periodo stava riorganizzando la struttura militare del proprio stato, vi volle costruire una città fortezza per difendere il suo territorio dal confinante e potente Ducato di Montefeltro.


La grande parete del Sasso di Simone

La costruzione della città, che aveva il sole come simbolo, iniziò nel 1566 e fu terminata dopo pochi anni: ebbe però vita breve e nel 1673 venne smantellata; appena si perviene in cima al Sasso una lapide ci ricorda quando fu inaugurata la città fortezza alla presenza di Cosimo dei Medici, del Vescovo locale e di ben "dodici sacerdoti parati a festa". Ancora oggi sul pianoro sommitale si trovano tracce dell’impianto urbanistico della fortezza: la strada principale, sulla quale si affacciavano i quartieri costruiti in legno, le cisterne verso le quali veniva convogliata l’acqua piovana, la cinta muraria e le torrette del corpo di guardia; si tratta, naturalmente, di pochi elementi nascosti dalla vegetazione. Pertanto nel camminare su questo monte dobbiamo ricordarci della storia che qui vi è passata e che, unita alla straordinaria bellezza dei luoghi, ne fanno una meta che vale veramente la pena di visitare.

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