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Venerdì 23 Giu 2017
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Il monte Rondinaio


Sul sentiero per il Rondinaio

Il Monte Rondinaio per noi dell'Ursea è un monte particolarissimo ed amato: era, infatti, il il preferito dal nostro presidente Giovanni Mazzanti (vedi rubrica "Chi siamo" nel sito Ursea) che vi si recava più volte l'anno, sia partendo dal Lago santo sia partendo da Foce a Giovo (il suo percorso preferito). Giovanni definiva questa montagna "il monte più monte che ci sia" intendendo con questa affermazione che nel nostro Appennino non esiste un monte il cui profilo sia così slanciato e degno di essere paragonato ad una vetta delle Alpi: insomma una montagna "vera" e lui la amava così tanto da recarvisi spesso tanto che per questo lo prendevamo in giro oppure dovevamo opporre il nostro diniego altrimenti ci avrebbe portato sempre lì. Nel mese di agosto noi dell'Ursea siamo andati sulla vetta di questo monte per apporre una targa in memoria del nostro presidente: "Gli amici dell'URSEA Bottegone in memoria del loro presidente Giovanni Mazzanti" così recita la dedica, per cui chiunque si rechi sulla vetta di questa montagna appenninica la vedrà e ricorderà il nostro amato presidente, scomparso il 23 aprile 2000.


Il Rondinaio dal Rifugio Casentini

Questo itinerario ha inizio da Foce a Giovo (m. 1674) valico posto fra il Monte Femminamorta e il Monte Borra al Fosso: proprio da qui transita la Via della Foce (chiamata "Strada del Duca" nella cartografia IGM), una strada che unisce la Valle delle Pozze (l'odierna Val di Luce), versante modenese, con la Val Fegana, versante lucchese, strada che vanta un'antica storia. Questa transappenninica venne costruita a regola d'arte ma senza particolare entusiasmo comportando enormi spese ma pochissima utilità pratica: la sua costruzione iniziò subito dopo il Congresso di Vienna quando, dopo la fine del dominio napoleonico, in Europa furono restaurate gli antichi ordinamenti politico-amministrativi: l'Italia di quel tempo era suddivisa in tanti Stati indipendenti e sovrani con il versante adriatico dell'Appennino Settentrionale appartenente al Ducato di Modena e il versante tirrenico diviso tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Lucca. Ma non era così semplice: infatti il Ducato di Modena possedeva buona parte della Garfagnana mentre il Granducato di Toscana, con il Vicariato di Barga, si estendeva ad oriente del crinale appenninico nel tratto compreso tra la Cima della Porticciola e le Cime di Romecchio scendendo fino al Lago Santo (vedi itinerario Ursea Lago Santo e Lago Baccio).


Foto ricordo in vetta al Rondinaio

La non continuità del territorio faceva si che ricreassero le cosiddette "enclaves" o isole geografiche circondate da altri stati (il Granducato di Toscana esercitava la sua sovranità nel Vicariato di Barga chiuso nella morsa della Garfagnana estense, il Ducato di Lucca possedeva il territorio di Castiglione isolato, tutt'intorno, dai domini del Duca di Modena). Proprio Castiglione era da secoli concupito dalla Casa d'Este che mirava ad accedere a Castelnuovo (capitale della provincia della Garfagnana) più comodamente di quanto non permettesse la "Via Vandelli" (vedi omonimo itinerario Ursea) per cui quando la Duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone (infanta di Spagna) desiderando una nuova via di comunicazione con l'Alta Italia, propose a Francesco I° d'Asburgo-Este la costruzione di una strada che andasse da Lucca a Modena senza dover attraversare il territorio di Barga, appartenente al Granducato di Toscana (con il quale aveva pessimi rapporti) il Duca d'Este accettò ma impose alcune condizioni per cui in contropartita fra l'altro chiese ed ottenne il territorio di Castiglione dando in cambio alla Duchessa un appannaggio annuo di 16.000 lire di allora.


Il Giovo dalla vetta del Rondinaio

I lavori di costruzione della strada ebbero inizio nel 1819 e terminarono nel 1823: il percorso si snoda per la Valle delle Pozze (l'odierna Val di Luce) abbandonandola a Case Coppi e a Romesecchi si affaccia nella Valle delle Tagliole, taglia, poi, il fianco settentrionale e occidentale del Balzo delle Rose e della Femminamorta e, giunta a Foce a Giovo, scende all'Ospitaletto nella garfagnina Valle della Fegana, per poi proseguire fino a Tereglio e a Bagni di Lucca. La Ducale Via della Foce venne ufficialmente inaugurata il 31 luglio 1823 giorno in cui il Duca di Modena Francesco IV° percorse la strada incontrandosi all'Ospitaletto con la Duchessa di Lucca Maria Luigia: nonostante fosse stata costruita a regola d'arte e munita di adeguate strutture ricettive (l'Ospitaletto in Val Fegana e la Casa dei Rappanti nella Valle delle Tagliole) la Via della Foce non ebbe successo perché valicava il crinale appenninico ad un passo troppo elevato, ingombro di neve per molti mesi l'anno, e perché costituiva una via di comunicazione solo di interesse locale.


Sistemazione della targa per il Presidente Mazzanti

A questo si devono aggiungere le mutate condizioni politiche con la morte della Duchessa di Lucca nel 1824 e lo scarso interessamento che il figlio di lei, Carlo, destinato alla Corona del Ducato di Parma, mostrò per la strada: pertanto la strada viene declassata di rango e affidata alle Amministrazioni dei Comuni territorialmente competenti che, a causa delle scarsissime disponibilità finanziarie, non ne curarono la indispensabile manutenzione. Con l'Unità d'Italia la strada cessò praticamente di vivere per divenire un sentiero frequentato solo da carbonai e pastori: trascorsero molti anni di totale abbandono fino a che qualche intervento migliorativo fu effettuato nel periodo 1882 - 1885 in versante toscano nel tratto inferiore fino al paese di Tereglio. Un altro intervento fu fatto dopo la fine della seconda guerra mondiale per consentire l'installazione di un elettrodotto della Società Valdarno che scavalcava il crinale appenninico: tale impianto venne poi smantellato all'inizio degli anni '60 in seguito alla nazionalizzazione dell'energia elettrica e di esso rimangono sotto Foce a Giovo, su entrambi i versanti, i basamenti in cemento che sostenevano i tralicci della linea aerea e resti delle case guardafili. A quasi duecento anni dalla sua costruzione la strada è ora frequentata prevalentemente per uso turistico: l'accesso dalla Val di Luce è riservato esclusivamente ai fuoristrada mentre dalla Val Fegana è raggiungibile la Foce a Giovo con qualunque tipo di autovettura, per cui chiunque volesse compiere questo itinerario deve pervenire dalla direzione della Garfagnana.


Roano in vetta al Rondinaio

Per farlo è necessario arrivare a Borgo a Mozzano e prima di arrivare a Bagni di Lucca, in località Fornoli, si svolta a sinistra in direzione Garfagnana per svoltare a destra dopo pochi km. in direzione di Tereglio: si percorre la strada per una ventina di km., oltrepassando il bivio per Tereglio e seguendo le indicazioni per il Passo Giovo e, nonostante il cartello di divieto di accesso ci indichi che la strada non è percorribile, proseguiamo tranquillamente fino al Passo dopo aver oltrepassato il Rifugio Casentini oltre il quale la strada diventa sterrata ma in discrete condizioni. Passiamo oltre la località di Ospitaletto, antica stazione di servizio per i viandanti della Via della Foce, che possedeva un Ospizio e un Oratorio ora crollati e finalmente perveniamo a Foce a Giovo (m. 1674) dove ci accoglie un piccolo Oratorio dedicato alla Vergine Maria e costruito nel 1902: parcheggiamo l'auto proprio sul passo e facciamo rifornimento d'acqua alla fonte perenne che si trova oltre la foce in versante modenese per incamminarci a sinistra lungo il sentiero CAI n. 00 che si inoltra in direzione del Rondinaio e del Giovo. Il sentiero, passando tra grossi blocchi di arenaria, taglia di costa il Monte Borra al Fosso (m. 1781) restando sempre in versante modenese offrendoci belle vedute sulla sottostante valle di origine glaciale che racchiude la conca del Lago Torbido e del Lago Turchino.


Ancora Paolo che sistema la targa

Lasciamo a destra alcuni viottoli che scendono al Lago Turchino e l'inserimento del sentiero 517 che conduce al Lago Torbido, solitario lagaccio ben visibile più in basso, e affrontiamo un tratto in forte salita per innalzarci ad una selletta rupestre del crinale principale all'estremità orientale dei vertiginosi picchi del vicino Rondinaio. Da qui ha inizio il tratto finale dell'ascesa: per l'esile crinale (prestare molta attenzione) andiamo a percorrere una cengia che taglia il versante meridionale del monte e che ci permette di affacciarci, con la dovuta prudenza, su una stupenda balconata che guarda gli abissi garfagnini; giunti al termine della cengia, in posizione meno esposta ma pur sempre panoramica, in corrispondenza di un grosso masso, il sentiero 00 piega bruscamente a destra e rimonta la ripida schiena del monte. Il sentiero, con stretti tornanti in rapida successione, guadagna quota per raggiungere una spalla rocciosa e, infine, la vetta erbosa del Monte Rondinaio (m. 1964) una delle cime più significative e giustamente frequentate di tutto l'Appennino Settentrionale; è trascorsa 1, 5 h. dalla partenza da Foce a Giovo. Ci troviamo sullo spartiacque principale della zona più affascinante dell'Appennino Modenese perché, mentre altrove le cime sono quasi sempre tondeggianti, qui il crinale è in gran parte roccioso, sospeso su imponenti precipizi che incombono a occidente sulle valli e sui crinali che degradano verso il Serchio.


Altra immagine ricordo sulla vetta

Il vastissimo panorama spazia a occidente, oltre la catena delle Apuane, fino al Mar Tirreno e nord-est sulla Pianura Padana, oltre, naturalmente, a tutte le cime dell'Appennino tosco- emiliano. Dopo aver sostato sulla vetta ed aver osservato la targa messa dall'Ursea in memoria del suo Presidente Giovanni Mazzanti, possiamo intraprendere il percorso di ritorno ma invece di fare lo stesso dell'andata io ne suggerirei un altro: dalla vetta del monte si scende a destra in direzione del Rondinaio Lombardo fino a che, dopo poche centinaia di metri, non si scorge un intaglio sul crinale da cui scende un evidente sentiero che non è segnalato tra quelli del CAI ma che è ben tracciato sul terreno. Questo ripido sentiero ci conduce in poco tempo nei pressi del Lago Torbido (m. 1676) e da qui, procedendo a vista su un sentiero non segnato ma molto evidente, si va a riprendere lo 00 sotto il monte Borra al Fosso: volendo, dal Lago Torbido, in pochi minuti si può giungere al Lago Turchino che, a differenza del Torbido, ha sempre acqua nel suo bacino, acqua di un bel colore azzurro che ha dato il nome al lago stesso; raggiunto lo 00 andiamo a sinistra fino a Foce a Giovo dove arriviamo dopo circa 1, 5 h. per completare un itinerario che richiede circa 3 h. di cammino.

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