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Lunedì 24 Apr 2017
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Garfagnana Trekking 6^ tappa


Foto 1

Gramolazzo - Monte Argegna
Tempo di percorrenza 5 ore

È la tappa che sancisce il distacco vero e proprio dalle Alpi Apuane, quella che consente di avvicinarsi al paesaggio appenninico, assaggiandone i primi morbidi rilievi che s’incontrano al posto tappa di Colle Argegna. Il GT riprende salendo verso la parte vecchia di Gramolazzo (m. 625), attraverso le case di via Monte Grappa, (foto 1) che ad oggi conservano alcuni portali in pietra capeggiati da simboli araldici (uno in particolare reca come data il 1130). Si segue la via fino alla sua morte e si procede attraverso una mulattiera che costeggia alcuni baraccamenti che fungono da ricoveri per animali. Definitivamente usciti dall’abitato, si sbuca in una terrazza in erba, dove occorre seguire l’evidente traccia di un incavo che rimonta un colletto prativo.


Foto 2

Sulla sinistra idrografica della valletta del Canale Grande, si cammina sul manto erboso in direzione di una capanna, oltre la quale, con attenzione alla segnaletica, occorre imboccare un viottolo che si insinua tra alberi, felci ed una recinzione in parte divelta. Superata un’altra capanna, il sentiero va decisamente ad imboscarsi, piega in vista di un traliccio dell’alta tensione e volge a sinistra all’estremità di un’area pascoliva. Nuovamente all’interno del castagneto, si segue in leggera salita un’ampia traccia che, superato il traliccio prima citato, si avvia comodamente, (foto 2) ora in discesa, ad incontrare una maestà, che resta leggermente discostata a sinistra, con bassorilievo datato 1910 dedicato alla Madonna. Poco più avanti, oltre un valloncello che cala dal Colle d’Agliano, si penetra una zona con orti e baracche, segno dell’imminente arrivo al paesino di Agliano (m. 725), interamente esposto al sole in una zona collinare che sovrasta il Lago di Gramolazzo.


Foto 3

Di remota origine medievale, Agliano entrò fra i territori della lucchesia e a questa restò unito negli eventi della propria storia. Il suo toponimo deriva dal gentilizio romano “Allius”. Passati accanto ad una fonte con antico abbeveratoio, si confluisce sulla rotabile che sale da Gramolazzo, ove ci si trova di fronte ad un circolo, un tempo adibito a posto tappa GT. Procedendo a sinistra, s’imbocca la prima viuzza che si stacca a destra (via del Pozzarello), e fra case e capanne con tetti in lamiera, s’arriva ad incrociare via Santa Maria, (foto 3) nei pressi dell’omonima Piazza, dove si notano fonti, volti ed antichi portali. Il GT però evita la piazza e volta a sinistra, trascura le scalette di via Collia (fonte) e si dirige verso la piccola ed elegante chiesa a forma di croce latina dedicata a Santa Maria con svettante e distaccato campanile del XVIII secolo (fonte).


Foto 4

Sul portale si legge la data 1744. Nei pressi si lascia la carrozzabile che sale verso il M. Lupacino e raggiunge la Foce dei Carpinelli, per seguire una carrareccia a lato della chiesa che subito penetra in un bosco misto. Superato l’asciutto Fosso di Adari, lo stradello trascura a destra una diramazione, passa al cospetto di un’edicola votiva con bassorilievo e cala al guado del Fosso di Collapera, completamente invaso dalla vegetazione spontanea. Sempre sulla sterrata si fiancheggiano i bei campi agricoli dell’azienda Ollato e i frutteti inselvatichiti che dimorano dalla parte opposta, fino a confluire su una carrozzabile che proprio qui, nei pressi di un cimitero, ha il suo termine. Seguendo questa stradina ci si porta ad un bivio con vista verso il Lago di Gramolazzo, (foto 4) ove si trascura a destra la via che porta al vicinissimo paesino di Castagnola (m. 755), arroccato su un colle ed affacciato sulla Roccandagia e sul Pisanino.


Foto 5

Il GT imbocca la carraia accanto alla cappelletta dedicata ai caduti della prima guerra mondiale e costeggiando campi agricoli raggiunge velocemente una maestà con bassorilievo dedicato alla Madonna nei cui pressi è sistemata una grossa lapide su cui è scritta la seguente frase: “fermati passeggero il capo inchina saluta del cielo la gran regina”. (foto 5) Oltrepassato un fossato, la pista si biforca: si va a sinistra, ancora fra orti e ripiani prativi che esplicano in modo definitivo il passaggio dalle asperità delle Apuane alla dolce anticamera appenninica. La piacevole camminata transita al disotto dei Monti di Debbia, supera un altro fosso e prende a destra ad un bivio, dove subito scavalca un valloncello asciutto.


Foto 6

Evitata a destra una diramazione, la pista sale piuttosto velocemente a guadagnare la sommità di un ripiano presenziato da felci e castagni. Con occhio alla segnaletica ci si tiene a sinistra ad ogni diramazione, quindi, si raggiunge un vasto campo prativo alla cui sommità sorge una bella costruzione con facciata in pietra. (foto 6) La località si chiama Debbia e prende il nome dai modesti rilievi a dolci linee dei Monti di Debbia che si allungano sul crinale ad ovest. Particolarmente piacevole è la vista panoramica aperta verso sud, dove lo sfondo è catturato dalle Alpi Apuane con in primo piano il Sumbra, la Roccandagia, il Tambura, il Tombaccia, il Contrario, il Pisanino ed il Pizzo d’Uccello. (foto 7) Questa località è inoltre raggiunta da una bretella del GT proveniente da est da Piazza al Serchio passando per Nicciano.


Foto 7

Una buona traccia prosegue tra i castagni in direzione nord e si porta a valicare la selletta de “la Buca”, oramai sul settore nord orientale dei Monti di Debbia. Confluiti in un altro tracciato su cui si piega a destra, ci si cala verso un ex appostamento di caccia, da cui, più avanti, ci si allaccia ad una carrareccia che si segue verso sinistra. Dopo aver camminato in un querceto, si supera una capanna e si scende al guado di un ramo del Fosso della Prignolaia (spesso in secca), quindi, tra felci e castagni, si percorre un buon tratto pianeggiante che porta all’attraversamento vero e proprio del corso d’acqua prima citato. Per mezzo di un sentiero che si fa largo tra la mista vegetazione, s’arriva ad incrociare una pista forestale che si segue verso destra. Subito s’incontra un rudere, e dopo un tratto in discesa, si tocca una capanna nei cui pressi s’attraversa un corso d’acqua che cala dal M. Lupacino.


Foto 8

All’imminente bivio si prende a sinistra e si sale a fiancheggiare piane a fieno e ad incontrare una complicata fonte adiacente ad un antico abbeveratoio. (foto 8) Una salita un po’ sostenuta conduce all’ingresso del paesino di Capoli (m. 754), (foto 9) dove si trova la chiesetta dedicata a S. Antonio, ristrutturata una seconda volta nel 1625 (data incisa nel portale). La località si trova menzionata col nome di Caboli in una pergamena dell’Archivio Arcivescovile di Lucca dell’anno 793, riguardante una vendita fatta dall’esecutore testamentario del vescovo Walprando, figlio del duca Walperto di Lucca, a favore del nuovo vescovo di detta città, di alcune terre situate a Sillano, Magliano e Caboli. Lasciata via del Mazzolese, si scende lungo la rotabile che corre sul versante nord del Colle Bacciarelli.


Foto 9

Costeggiando vasti campi da fieno, si ricerca a destra, oltre una curva, una mulattiera minacciata dai rovi che piomba verso il ponticello alto sul Fosso dei Carpinelli, nei cui pressi affiorano i resti dell’antico Mulino di Capoli. La successiva risalita si compie all’interno del bosco per mezzo di un buon tracciato che in 15 minuti circa va a sbucare sulla rotabile lasciata a Capoli, proprio all’altezza della piccola e graziosa chiesa di S. Antonino martire (m. 792), (foto 10) con adiacente il cimitero, una fonte e, leggermente distaccata, la torre campanaria. La tipologia estremamente semplice della chiesa (in pietra) rende assai difficile una sua precisa collocazione cronologica; la data 1757 che appare sul portale sta comunque ad indicare una fase di lavori di restauro che si ripetono all’interno nel secolo successivo con la decorazione delle pareti e del soffitto (Spirito Santo; I Quattro Evangelisti).


Foto 10

Dietro l’altare maggiore si trova una tela con la Madonna in trono e santi, datata 1663, di pittore lucchese d’ambito mannucciano; su uno laterale, invece, si trova il Volto Santo fra santi, sempre di mano lucchese, ma dell’Ottocento. All’incrocio con la rotabile che sale da Piazza al Serchio (statale 445), si va a sinistra e si procede sull’asfalto fino all’imbocco a destra di via Provinciale (indicazioni stradali per Magliano, Sillano, Dalli e Ponteccio). Quasi subito però si diparte a sinistra una stretta via, in seguito tracciata da mezzi agricoli, che fa il suo ingresso in un bosco di querce. Rasentando campi da fieno e pascoli, si procede attraverso antichi camminamenti fino al sorgere di un piccolo centro sportivo, nei cui pressi ci si collega alla rotabile che sale dalla statale 445. Percorrendola (via S. Antonio), si raggiungono le prime case di Giuncugnano e facendo ingresso in paese si passa tra le case in sasso fino a pervenire in fronte alla chiesetta di S. Antonio Abate, dove spiccano una fonte e, nei locali adiacenti, antichi portali sormontati da simboli araldici.


Foto 11

Considerato il più alto capoluogo comunale della Garfagnana, Giuncugnano (m. 838) (foto 11) conta ad oggi circa 600 anime, quasi tutte impegnate nell’agricoltura, nell’allevamento del bestiame, nel taglio del bosco e nell’artigianato. Il nome deriva da “Iucundius”, al quale venne in seguito aggiunto il suffisso “anus” indicante appartenenza. A causa della sua posizione estremamente elevata, nonché circondata da una fitta vegetazione boschiva, Giuncugnano si sviluppò nel corso dei secoli soffrendo una condizione d’isolamento che non gli permise di usufruire di privilegi invece riconosciuti ad altri paesi della Garfagnana. Un documento ufficiale risalente all’VIII secolo attesta la presenza in loco di numerosi piccoli centri agricoli corrispondenti alle località che oggi costituiscono il comune. All’inizio dell’XI secolo l’intera area era dominata dai Longobardi, ai quali succedette la potente città di Lucca. Trovatosi al centro di una lunga contesa tra la Repubblica di Lucca, quella di Firenze e il Ducato di Modena, Giuncugnano fu poi governato dagli Estensi fino all’invasione francese avvenuta all’inizio del XIX secolo.


Foto 12

Dal 1815 tornò agli Estensi (Ducato di Modena), questo almeno fino al 1861, anno d’annessione al Regno italico. Tra le manifestazioni che si svolgono a Giuncugnano, ricordiamo la “Fiera di Primavera”, in cui vengono allestiti stand espositivi di prodotti agricoli ed artigianali locali. Dalla chiesetta si volta a destra e si sale ad allacciarsi ancora alla rotabile. Passando fra belle abitazioni indipendenti, si perviene ad un incrocio, ove si ricerca a sinistra una carrareccia che, abbandonata la strada, si accinge a salire in direzione sud ovest il fianco orientale del Colle Argegna. Oltrepassata una presa acquifera, lo stradino a fondo naturale, chiuso ai lati da una recinzione costituita di sole piante selvatiche, costeggia da ambo le parti campi da fieno e pascoli. Intanto, verso nord est, si aprono belle panoramiche sul crinale appenninico che in seguito si dovrà affrontare.


Foto 13

Ad una biforcazione ci si tiene a sinistra, per salire sui prati punteggiati qua e là da piante da bacche e con visuali panoramiche estese ora anche verso la Pania di Corfino e, dall’altra parte, verso le Alpi Apuane (Panie); non da meno la sottostante campagna che abbraccia attraverso le valli del Margone e del Grosso (foto 12) i piccoli nuclei di Magliano, Castelletto, Gragna e Ponteccio. In salita ci si porta verso l’ingresso di un bosco di conifere e con qualche problema legato ad un possibile infrascamento, s’arriva definitivamente sulla rotabile al Colle Argegna (m. 1.034), non molto distanti dalle strutture presenti che garantiscono il pernottamento. Situato sul crinale tra la Garfagnana e la Lunigiana, il Colle Argegna è tradizionale meta di pellegrinaggi e sagre paesane. Sormontato da una croce in legno con targa a ricordo di Nicola Nobili Ambrosini (eroe garfagnino scomparso nel Mediterraneo nel 1940) e da un monumento con campana denominato “Terra del Don” attorniato da pilastri su cui sono ricordate le principali alpi italiane, (foto 13) il Colle Argegna resta un rilievo del tutto particolare sia per l’estesissima prateria che lo circonda (rare zone d’ombra regalate dalla presenza di conifere) sia per l’aria salutare che ti accarezza con una dolce ventilazione sia per il fatto che qui, come suol dire, il sole non tramonta mai. Il posto tappa ufficiale del GT è situato all’interno del campeggio (ad un centinaio di metri lungo la rotabile che scende al Passo dei Carpinelli), dove alcune strutture restano riservate per i camminatori.


Foto 14

L’alternativa è quella di rivolgersi ai religiosi del santuario. Al Colle Argegna, infatti, si trova pure un importante santuario dedicato a Nostra Signora della Guardia, (foto 14) la cui origine però non è legata ad eventi miracolosi o al fascino di pie tradizioni popolari, bensì ad un fatto personale assai straordinario. Tutto nacque da don Antonio Pierotti che nel settembre del 1894 chiamò altri quattro predicatori per una missione popolare di 15 giorni a Sermezzana. Durante la missione, la notte del 27 settembre, sia Pierotti sia don Agostino Lavagetto (uno dei predicatori) videro in sogno il medesimo spettacolo: una vasta prateria dov’era una chiesetta con la statua di Nostra Signora della Guardia e molti pellegrini in processione. I due, verificata la reale presenza del colle prativo (l’Argegna), due giorni dopo si recarono dal vescovo di Massa a presentare il desiderio di un nuovo santuario sull’Argegna. Mons. Tonietti rispose loro: “credo d’essere il più povero tra i vescovi, ma in qualche modo incoraggerò quest’iniziativa”. Si tolse l’anello e lo consegnò a don Pierotti per le prime spese. Il 20 maggio 1895 venne posata la prima pietra. Tra le principali manifestazioni che si svolgono all’Argegna ricordiamo quella dell’ultima domenica di agosto (dedicata all’Argegna stesso) e quella degli Alpini (ultima domenica di giugno).

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