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Giovedì 17 Ago 2017
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Il monte Marmagna

Durante tutto il mese di giugno 2001 sono stati affissi manifesti del Cai di Pontremoli e distribuiti depliants per ricordare il raduno del 1º Luglio per il centesimo anniversario della costruzione della grande Croce sul monte Marmagna m. 1852 s.l.m., seconda cima dopo il Sillara m. 1861 s.l.m., dell'Appennino Settentrionale, quello meglio conosciuto per Tosco Emiliano. Il 1º Luglio, domenica, ci ha riservato una meravigliosa giornata estiva, che ha fatto radunare un folto numero di appassionati, di gente qualunque amante della montagna, venuto dal nord e dal sud a toccare e a venerare la Grande Croce, maestoso munumento della cristianità, voluto, già da un secolo, dalla "Giovane Montagna" in occasione del giubileo del 1900. Siamo partiti da Bagnone in gruppo, il giorno prima; col Sindaco Dott. Piero Pierini, l'Assessore Walter Pellegri, il camminatore chitarrista Walter Brunini e lo scrivente. Abbiamo asceso in macchina, passando dal Cirone, il versante sud dell'Appennino sino ai Lagdei, a m. 1265 s.l.m., quindi passo dopo passo siamo saliti sino al rifugio Mariotti del Lago Santo a m. 1508 s.l.m. Fa servizio anche la teleferica, da Lagdei al rifugio del Lago Santo, ma perché non approffittare di una simile bella giornata per compiere quel tragitto meraviglioso nella natura. Il sentiero che é in parte lastricato di fresco e in parte in fase di rifacimento, si snoda sotto un bosco di faggi meraviglioso. Così abbiamo fatto e dopo una quarantina di minuti, d'un tratto s'affaccia uno specchio d'acqua, il lago Santo. Per tradizione si immerge una mano nell'acqua e ci si fa il segno della croce, poi lo si costeggia e si raggiunge il Bar Ristorante Albergo Rifugio Mariotti.

Pausa d'obbligo per rinfrescarsi e dissetarsi. Prenotiamo per la cena e per la notte, poi proseguiamo per una escursione bassa, a mezza costa, che ci porta sino alla baita Tifoni a m. 1350 s.l.m., sulle falde del monte Orsaro. Una lunga passeggiata immersi nella natura, tra le maestose piante fagacee, ed in un sottobosco arricchito dal fiorire di innumerevoli qualità di fiori alpestri, dai colori variopinti e vivaci. Gli scarponi scalpitano ed il rumore é cadenzato dal picchiettio delle punte metalliche dei bastoni e delle racchette. In silenzio si sale e si ammira lo splendido panorama della valle e la lontana cima del monte che non si raggiunge mai. É una fatica gioiosa. Se ce la imponessero per lavoro certamente la rifiuteremmo, ma per la gioia e per l'emozione di affrontare la sfida con noi stessi ..., ci si fa coraggio, si prende un lungo respiro e si continua.

Si sale, passo dietro passo, ciottolo dopo ciottolo che, fa cuscinetto rotolando sotto le suole e ci fa quasi perdere l'equilibrio. Niente ci fermerà, solo la mèta. Una lunga e riposante pausa, il tempo necessario per riprendere le forze, mentre si osserva il lontano panorama a volte mescolato e confuso dal riverbero e dalla foschia. La mente spazia serena verso la pianura padana da un lato o verso il corso del fiume Magra dall'altro. Poi, dopo un riposino ristoratore ed un boccone di pane e formaggio e di un sorso di vino, il rientro. La discesa é più difficile della salita, quei sassolini rotondi, come delle biglie, fanno scivolare le suole e a volte si rimane a gambe sfarcate, in piedi per miracolo. Non é facile, ci vuole perizia e prudenza, specie alla mia età. A sera si cena tra amici, due risate e un racconto di cose capitate nel passato, quindi il riposo su quei lettini a castello. Riposo a volte interrotto dal russare di qualcuno, ma che viene vinto e sopportato dalla stanchezza che ci fa addormentare lo stesso, mentre all'esterno strani rumori, ci fanno ricordare che, anche gli animali, devono procurarsi il cibo per sopravvivere.

All'alba la sveglia, una toilette di fretta, per dare spazio agli altri, una abbondante colazione ed eccoci pronti per la scalata del monte Marmagna. Era una bellissima mattina, senza un alito di vento, il sole scagliava i suoi raggi obliqui e le rocce iniziavano a riscaldarsi. Il sentiero, che avevo già percorso ieri si stava affollando di montanari, tutti con l'intenzione di raggiungere la grande Croce del Marmagna. Anche noi, zaino a palla, ci siamo accodati alla lunga fila di scalatori. Il primo tratto del sentiero era quello già percorso ieri, ma ad un certo punto un segnale del CAI, ci indica che per il Marmagna si deve svoltare a sinistra. La strada cambia, e cambia anche la sua pendenza che diviene più faticosa. Si lasciano i faggi e ci si trova nella nuda, siamo intorno ai 1500 metri s.l.m. e il sole fa picchiare i suoi raggi ormai verticalmente. É dura, specialmente per uno come me che non ha molto allenamento. Il sentiero s'impenna, si sale a quarantacinque gradi, é come salire una scala. Il passo é corto ma alto. Con ogni passo si sale di venticinque centimetri. Ogni dieci passi una fermata. Ce la farò? Mi domando!... Certo, debbo farcela. Ma la cima, che non la si vede ancora, é lontana. I miei compagni mi hanno distanziato, sono avanti, ma so che mi tengono d'occhio. Ogni tanto vengo superato da un conoscente che mi rincuora: Dai che ce la fai! Sei quasi arrivato! Si ce la debbo fare, ma la cima non si vede.

Approfitto per riprendere fiato, e l'amico mi informa che uno dei due animali portati al rifugio per essere caricati di due botticelle di vino da portare su, é scivolato ed ha abbandonato il suo carico. Pazienza, berranno acqua, non é importante. Importante invece é pensare che anche gli asini, un tempo, importanti mezzi di trasporto del legname e del carbone, non sono più sulla montagna, sono diventati inutili, oggi vivono in città e servono solo a farsi ammirare dai bambini. Dopo questa divagazione, seguendo l'amico che mi ha appena superato, riprendo la marcia di buona lena. Poi, d'un tratto, mentre gli occhi cominciano a farmi vedere le stelline per la fatica, riesco, tra una folla enorme, a vedere la croce. Signore, Iddio, ti ringrazio, arriverò. Gli ultimi cento metri li ho percorsi con gioia e volontà; come quel maratoneta che non riusciva più a percorrere gli ultimi metri della pista per arrivare al traguardo. Ma finalmente ci sono, anch'io mi sono allungato e col braccio teso ho toccato il ferro della Croce del Marmagna. Ho ringraziato il cielo, ma nello stesso tempo mi sono felicitato con me stesso, mentre voci amiche e pacche sulle spalle mi incoraggiavano e si dichiaravano soddisfatte di me. Alcuni, me lo anno rivelato dopo, non pensavano che ce l'avrei fatta. Invece..! Eccomi qui. Nel punto più alto della montagna a guardare il panorama in tutte le direzioni; una cosa meravigliosa che appaga tutte le fatiche.

La Croce, inaugurata il 18 Settembre 1901, venne ripristinata nel 1967 dopo anni di incurie, lasciata esposta a condizioni estreme. Nell'estate del 2000, in occasione del Giubileo, la Croce é stata illuminata con dei pannelli solari e batterie che, per 2 mesi, hanno alimentato dei proiettori alogeni. Quest'anno il centenario é stato commemorato con un intervento di pubblico che non poteva aspettarsi maggiore. Io ho stimato un migliaio le persone radunate ad assistere alla Santa Messa, celebrata dal parroco di Corniglio alla presenza di autorità provenienti dal Parmense e dalla Lunigiana. Una giornata per me memorabile, perché nonostante gli anni, senza allenamento, ho vinto, sono riuscito a trascinare i miei scarponi sino alla base della maestosa ed imponente Croce del Marmagna.

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